mercoledì 17 dicembre 2014

POVERA RAGAZZA

Finalmente condannato l'assassino e maniaco. Certamente poco per quello che ha fatto a quella povera e dolce ragazza. A lui 16 anni di galera ma ci vorrà ancora molto prima che valichi la porta. E lei non tornerà più! La giustizia italiana...

domenica 14 dicembre 2014

mercoledì 10 dicembre 2014

CHE SCHIFO...

SCANDALO A ROMA
Salvatore Buzzi è stato condannato nel giugno del 1980 per aver ucciso con 34 coltellate un suo complice a Roma. Condannato a 25 anni per omicidio, rimase in carcere per 11 anni fino al 1992. Il Presidente Oscar Luigi Scalfaro, commosso dalla redenzione del “compagno che sbaglia”,  gli concesse la grazia e lo fece liberare dopo aver constatato il pieno recupero del detenuto. Che schifo di paese. E ora vedremo quanto starà in carcere…

E se penso a Corona che non ha fatto del male a nessuno… che paese...

domenica 7 dicembre 2014

lunedì 1 dicembre 2014

venerdì 28 novembre 2014

giovedì 27 novembre 2014

lunedì 17 novembre 2014

sabato 15 novembre 2014

mercoledì 12 novembre 2014

TERESA


Ieri sera, 13 ottobre, una magnifica visione. Un capriolo, una femmina, era qui fuori, a pochi metri da casa. E' una femmina dello scorso anno. Da giorni viene sempre, oltre che a mangiare le crocchette, ha scoperto la nostra nuova pianta MALUS RED SENTINEL. Questo magnifico alberello fa delle mele rosse piccole come le ciliegie. Si sa che i caprioli sono ghiotti di mele… L'avevamo vista anche durante il giorno ma stasera è stato fantastico. 
Mirtillo la guardava. Dopo aver mangiato qualche melina si è avvicinata al recinto. Erano proprio vicini… Poi sono uscito e ho fatto luce col faro. Piano piano si allontanava ma non veloce, lentamente. E' un po' triste vedere Mirtillo che non la può seguire ma in breve sarebbe la sua fine. 

Stamattina Teresa era di nuovo qui. Sono riuscito a filmarla rimanendo in casa prima di andare a dare il latte a Mirtillo

giovedì 6 novembre 2014

lunedì 20 ottobre 2014

domenica 12 ottobre 2014

THE END

Indicazione truna

Nicola e Tomas in vetta al Cerro Torre

Tiro di misto difficile

Le incrostazioni sulla ovest della Egger

La cima della Torre Egger

Ultimo fungo

Il tiro più difficile

“Il 27 eravamo in truna tutti e quattro. Eravamo scesi per aiutare Francesco a fare il carico. Il giorno dopo siamo saliti per fare i primi due tiri di Sarchi-Nadali e Dal Prà. Avevamo lasciato una corda ma il vento l’ha spezzata. Speravo davvero ci fosse quella corda. Sul bordo del tetto l’avevamo doppiata ma il vento ha avuto ragione. Peccato…
Contavamo di montare le porta-ledge e dal giorno dopo stare in parete. Avevamo viveri per 25-27 giorni. In alto la parete aveva delle grosse incrostazioni. Un grosso pezzo è caduto molto vicino a Tomas. Si è molto spaventato e ha detto che non vuole lasciarci la pelle su quella parete. Quelle incrostazioni le avremmo sopra le teste per tutta la salita e diversi tiri passano proprio di lì. Siamo tornati alla Cueva Mirtillo (così abbiamo chiamato la truna).
Che fare? Alternativa. Obiettivo! Parete ovest del Torre sulla via dei Grandi Ragni di Lecco. Francesco non aveva voglia così ci ha accompagnati un quarto d’ora. Prima di sera abbiamo raggiungiamo l’elmo e ho trovato un posto di bivacco 5 stelle. Ottima cena. Cielo stellato e solo un filo d’aria. Temperatura -15. Io non ho chiuso occhio per via del mio “sacco a velo”.
E’ il primo ottobre. Le condizioni sono ottime. Abbiamo fretta di raggiungere i funghi per essere al sole. Questo accade verso le ore 13. Però non fa per niente caldo e un venticello fastidioso fa il resto. Arrivati alla base del fungo terminale rivedo quello che vidi nel 2005. Per fortuna guardo a destra e un canale verticale credo ci permetterà di salire. Velocissimo Tomas in meno di mezz’ora arriva alla fine del ghiaccio verticale.
Uauh!!! Verso le 17.30 siamo in cima. Il tempo è splendido e ce la prendiamo con comodo. Quanto ho pensato al Miro, al Pino, al Mariolino e al “giovincello” Daniele (Casimiro Ferrari, Pino Negri, Mario Conti e Daniele Chiappa, apritori della via nel 1974). E a tutti i Ragni a loro supporto. Veramente Grandi e poi… a quei tempi…
E così per la sesta volta sono in cima a questa incredibile montagna. E poi era l’unico versante che mi mancava.
Poi la discesa non troppo veloce per tornare all’elmo. A fatica facciamo un po’ d’acqua per i nostri liofilizzati. Pessima cena e pure fredda. Ma chi se ne frega.
Altra notte guardando le stelle e il quarto di luna. Il giorno dopo la discesa continua e alle 13.40 siamo alla truna. Grande mangiata di polenta patagonica seguita da cena e poi finalmente a nanna. Tomas e Nicola hanno dormito sui sassi anche il pomeriggio. Abbiamo deciso di non fare nulla il giorno dopo. Fantastico e solo alle 9 mi alzo a preparare la colazione che servo a letto.
Il giorno dopo ritorniamo alla Egger per sistemare la roba che aspetterà il prossimo anno. Nel primo pomeriggio arriva anche Francesco. Avevamo intenzione di fare una via al Domo Blanco ma visto che è arrivato lui gli cedo il mio posto e io tornerò alla civiltà.
Alle 7 partono per il Domo Blanco. Ci salutiamo e parto dal Circulo de los Altares. Giornata fantastica con poco vento. Verso le 18 sono a El Chalten e poco dopo sono al ristorante Ahonikenk con un buon bicchiere di vino bianco. Il giorno dopo, sbattuti da un forte vento, Tomas, Nicola e Francesco arrivano al Chalten.
Il mio progetto era la ovest della Egger e saltando questo non ho nessun motivo per rimanere laggiù a provare altre salite. E così ho anticipato il volo e rieccomi a casa. Vedremo!


martedì 23 settembre 2014

IL MIO LAVORO


18 settembre 2014
Aspetto Tomas e Nicola che ieri pomeriggio sono scesi al Chalten per delle cose. Alle 7, come d’accordo arrivano alla Piedra del Fraile e poco dopo partiamo. E’ il nostro secondo viaggio di carichi. Il primo lo abbiamo fatto lo stesso giorno che siamo arrivati alla Piedra portando tre sacconi sul ghiacciaio del Piergiorgio. Di nuovo qui a portar sacconi… Una volta raggiunto il deposito precedente che chiamiamo sdraio per via di un grande sasso piatto calziamo gli scarponi e ramponi e proseguiamo sul ghiacciaio. Più in alto dobbiamo cambiare tragitto per raggiungere le ultime rocce dove abbiamo lasciato gli sci lo scorso anno e i teli slitta. Que suerte! Li troviamo subito. Lasciamo il tutto e ritorniamo alla sdraio per portare su l’altro carico. Il tempo è sempre brutto ma il vento non è forte. In tre ore siamo di ritorno, giusti per l’ora della pappa. Shasha e Ignazio ci trattano molto bene qui alla Piedra e che cenette. Io prima mi bevo il mio bianchetto…

19 settembre
Que dia hoy! Il tempo è abbastanza bello e nel corso della giornata migliora. Giornata lunga anche oggi. Si cammina molto ma per circa 3 ore non si fa dislivello. Solo chilometri e dossi su e giù. Poi si sale la prima parte del Glaciar Piergiorgio, lo si attraversa per prendere un altro ghiacciaio fino alle nostre ultime rocce dove abbiamo il deposito. Arrivati lì rifacciamo i sacconi per prendere ciò che ci servirà alla nostra “casa bianca, al Circulo de los Altares, proprio sotto la Standhardt, la Herron, la Egger e il Torre. Per questo il nome Circolo degli Altari. Arrivati al Passo Marconi siamo a circa 1550 metri. La Piedra si trova a circa 650 metri. Carichiamo i nostri sacconi sul telo e facciamo due guinzagli per trascinarlo. Siamo sullo Hielo Continental e ripenso alle tante giornate che passai nel 1993 coi miei soci nel nostro tentativo di attraversarlo tutto. Fu una “bella gita” e percorremmo circa 400 chilometri. Ma ora dobbiamo tirare per andare avanti. E’ quasi tutto pianeggiante e il nostro “bobi” ci segue bene. Solo l’ultima ora è più in salita e allora ci attacchiamo tutti e tre per arrivare prima. Dopo 12 ore e mezza arriviamo al Filo Rosso dove faremo la truna (questo posto è stato battezzato dai Ragni di Lecco in quanto si trova in fondo a una lunga cresta rocciosa rossa). Subito iniziamo a spalare ma dopo mezz’ora troviamo ghiaccio. Allora ci spostiamo più in basso e fortunatamente riusciamo a entrare senza ghiaccio. Alle ore 20 è già buio e dobbiamo accendere le frontali per proseguire il lavoro. Non facciamo una grande truna. Solo per poter mangiare e dormire.

20 settembre
Il tempo è brutto. Nevica e c’è anche vento ma chi se ne frega. Lavoriamo tutto il giorno di pala. La cosa negativa è che, dove ci troviamo, la neve la dobbiamo prendere tre volte per spostarla. Alla fine della giornata siamo sistemati benissimo e fuori abbiamo pure il deposito materiale. Quando siamo dentro è il paradiso del silenzio. E, come diceva quel Grande di Reinhard Karl, “essere in truna è come essere a casa in una cella frigorifera e bruciare Dollari…”

21 settembre
Il tempo alla mattina è “mas o meno”. Nevica poco e anche poco vento ma il pomeriggio Re Azul si scatena e si sta bene solo in casa. Oggi abbiamo fatto arredamento e serramenti. Ora tutto è in odine sulle mensole ma poi ci succede una cosa imprevista. Il nostro fornello a benzina l’MSR si rompe. Acc!!! In qualche modo funziona ma poco e male. Che fare? Potremmo contattare Francesco che è partito ieri dall’Italia  ma come? Decidiamo di scendere al Chalten per prendere quello che abbiamo là. Sono le 15.30 e per oggi sarebbe impossibile e poi con questo tempo… Speriamo domani sia più clemente. Oggi polenta e minestrina… que buena!

22 settembre
Tomas si è alzato alle quattro tutto agitato. Poco dopo ci siamo alzati anche noi e gli abbiamo detto di darsi una calmata. Il tempo è orribile. Nevica molto e il vento fa l’altra parte. Decidiamo di aspettare che albeggi. Alle 7 y pico arriva la luce. La neve passa veloce sopra di noi e sempre ostruisce l’ingresso della truna. Verso le 8 la nebbia è meno fitta e vediamo il Cerro Rincon. Visibilità sufficiente. Decidiamo di partire. Alle 8.40 siamo con gli sci ai piedi. Veloci scendiamo il primo tratto in leggera discesa per arrivare sullo Hielo. Pelli di foca e via. Siamo super leggeri e in meno di 3 ore e mezza siamo al Marconi. Il vento ora è aumentato molto. Scendiamo al deposito col vento a favore. Tomas è davanti e vede un nostro sacco più in basso. Il vento lo ha liberato dai sassi ed è sceso. Per fortuna lo ha visto ed è andato a recuperarlo. Quando ci troviamo siamo un po’ indecisi visto il tempo. Poi pensiamo sia meglio fare il carico. Così facciamo le sacche e su di nuovo al Marconi. Il vento è molto forte ma dobbiamo salire solo un’ora e mezza. Poco oltre il passo depositiamo il materiale. Un sasso di una certa dimensione cade dall’alto. Lo vedo e strillo a Tomas che lo ha visto arrivare. A meno di tre metri da lui. Mucha suerte! Depositiamo il tutto sotto i sassi e giù. Arriviamo alla Piedra verso le 18.15. Prendiamo qualcosa da “città” e via. Alle 19.45 ci aspetta il passaggio per andare al Chalten. Arriviamo un po’ tardi. Poi subito a mangiare a Ahonikenk. Forse puzzo un po’ ma nessuno parla. Mangiamo come i “bufali”. Poi, prima di andare a dormire, una lavatina ci vuole. Domani penseremo cosa fare ma probabilmente torneremo alla Piedra dopodomani per tornare al Circulo il giorno dopo. Ci siamo incontrati con Francesco. Ora siamo in quattro. Pronti!
(scusate degli errori)




giovedì 11 settembre 2014

NUOVO LAVORO

Ho avuto una proposta di lavoro e partirò sabato 13 settembre.

lunedì 8 settembre 2014

CORSO PER GUIDE ALPINE AL MONTE BIANCO

Corso Guide Alpine al Monte Bianco. Arête du Diable. Mont Blanc du Tacul.





mercoledì 27 agosto 2014

3 settembre 2014

Fondazione Università di Mantova
Aula Magna

IL GRIDO DI PIETRA
Ermanno Salvaterra presentato da Alessandro Gogna. 
Una montagna leggendaria. Con le sue pareti ripide, il Cerro Torre si erge imperioso nel cielo dell’estremo sud della Patagonia. A impressionare non è la sua altezza, ma l’inaccessibilità delle sue vette, perennemente battute dalla tempesta. Ermanno Salvaterra è l’uomo del Cerro Torre. Guida alpina, nato tra le Dolomiti, Salvaterra arriva in Patagonia nel 1982, compiendo la sua prima ascensione su questa montagna impossibile. È l’inizio di una relazione profonda e magnetica che porta l’alpinista trentino a compiere (ad oggi) altre ventisei spedizioni sul Cerro Torre, aprendo continuamente nuove vie di ascesa. Intervista l’autore di L’uomo del Torre Alessandro Gogna, giornalista e alpinista.

martedì 26 agosto 2014

martedì 19 agosto 2014

sabato 16 agosto 2014

venerdì 15 agosto 2014

PIETRO IL GRANDE


Pietro è un ragazzo di 25 anni che lavora in banca come centralinista, in una grande banca proprio in centro a Milano. Tutte le mattine esce di casa alle 7:30 si avvia a prendere la metropolitana che lo porta ad una stazione del tram che finalmente lo deposita in piazza Cadorna dove appunto c’è la sede dell’istituto bancario presso il quale lavora.
Dopo aver fatto il suo turno di lavoro Pietro ha diversi hobbies e diversi interessi. Studia la lingua inglese, suona il pianoforte e poi è un appassionato podista. Almeno due volte alla settimana, con un compagno, al Parco dell’Idroscalo, corre a perdifiato per almeno un’ora.
Pietro fa anche tante altre cose, in inverno gli piace molto sciare e sentire l’aria fredda e tagliente che gli accarezza rude il viso e adora sentire quella sensazione di scivolamento che sente sotto i piedi. Da qualche tempo Pietro ha anche imparato ad arrampicare ed io sono stato il suo maestro.

Ha imparato molto in fretta con una sensibilità ed una naturalezza ammirabili. Qualche volta su itinerari non difficilissimi arrampica da primo di cordata con una concentrazione e una determinazione che mi lasciano molto ammirato.
Pietro una volta alla settimana presta il suo servizio a “Dialogo nel Buio” dove delle persone normali fanno una esperienza fuori dal comune. Visitano un museo completamente al buio guidati da persone non vedenti e capiscono che cosa significa non avere il dono della vista.
Si perché Pietro non ci vede. Da sempre.

Lo ho conosciuto ad un corso di specializzazione “In insegnamento ai disabili” organizzato dal Collegio dei maestri di sci della Lombardia. Lui faceva la cavia per insegnare a noi maestri di sci a guidare, sciando, persone cieche. Mi ricordo che quando tocco a me guidarlo ero tutto teso e preoccupato di non essere all’altezza di questo gravoso compito ma lui con una totale naturalezza mi incitava ad andare più forte per non stargli troppo tra i piedi ed intralciare la sua azione fluida e sicura.
Fu allora che mi venne in mente di invitarlo a provare ad arrampicare e fu una idea giusta . Durante questo percorso di insegnamento naturalmente siamo diventati amici e sono convinto che se facessi un bilancio delle cose che io ho trasmesso a lui e di quelle che lui ha trasmesso a me credo di aver guadagnato più io.
A volte mi racconta delle sue esperienze e mi racconta delle cose che ha fatto e visto e che gli hanno provocato emozioni e sentimenti che sembra di parlare con una persona come tutte le altre. Ma Pietro non ha mai visto niente di questo nostro meraviglioso mondo lo ha semplicemente immaginato e forse se lo sente ancora più splendente ed emozionante di noi normali.
In questo fine settimana abbiamo deciso di provare a fare una via di arrampicata lunga e io ho provato, già da diversi giorni, ad immaginarmi tutte le difficoltà a cui saremmo andati incontro.
Inizialmente avevo previsto di andare a fare una via in Dolomiti ma il tempo inclemente di questa estate assolutamente anomala mi ha spinto a spostare il tiro verso la Valle del Sarca, dove la meteo era appena un po’ più clemente.

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L’itinerario che ho scelto è sull’avancorpo meridionale del piccolo Dain è dentro ad un piccolo canyon e solca delle placconate quasi verticali raramente interrotte da piccole fessure e da diedri appena accennati. La via si chiama “Moonbears”, che tradotto nella nostra lingua, sta per Orsi lunari. Ideata e aperta dal mitico Ermanno Salvaterra che ha inventato un itinerario di quasi trecento metri di quinto/quinto- superiore (con qualche passo anche un po’ più difficile!). Grande eleganza ed impegno.
Sono riuscito, per questa occasione speciale, a convincere Sylvia, mia moglie, a farmi da assistente e così ho composto una cordata da tre. Pietro arrampica con disinvoltura ma ha bisogno che ci sia qualcuno che gli indichi dove si trovano gli appigli ma soprattutto gli appoggi più favorevoli per dargli modo di tesserli assieme e creare quel filo di salita più naturale e meno faticoso.
Abbiamo avuto qualche attimo di difficoltà dovuto al fatto che in un paio di tiri di corda bisognava arrampicarsi su un diedro con la tecnica della spaccata ma spesso anche in Dulfer e a Pietro, disgraziato che non sono altro, non ho ancora insegnato questa tecnica. Ad ogni modo un po’ aiutato dalla corda un po’ dalla sua inspiegabile fantasia e dalla pazienza di Sylvia, che si è scoperta insegnante di grande talento, Pietro arrivava alle soste con dipinto sul volto la fatica ma soprattutto tanta gioia e soddisfazione.
E la determinazione ad andare avanti fino al termine.
Appena dopo la metà per un attimo ho avuto la tentazione di scendere in doppia spinto dal fatto che sopra di noi ruotava un temporale con tuoni e goccioloni radi ma grossi e pesanti. Ma quando ho comunicato la mia intenzione, Pietro mi ha fatto vedere la delusione dipinta sul volto. “ma come ho fatto così tanta fatica e adesso dobbiamo scendere ?” Anche il cielo ha sentito questa tristezza e ci ha aiutato con alcuni movimenti a spirale dei grossi nuvoloni neri che piano piano si sono spostati più a nord lasciando sopra di noi un pallido e velato cielo azzurro.
Abbiamo continuato con la stanchezza che cominciava ad affiorare, la temperatura, calda e densa di umidità, le scarpe strette… ma con la determinazione di uscire in cima.
Sull’aereo balconcino dell’uscita, ho fatto una foto a Pietro e Sylvia e oggi non posso fare a meno di riguardarmela.
Mi fa provare tanta ammirazione ma anche tanta tenerezza per questo piccolo grande uomo che non si è fermato di fronte alle avversità. Le ha solo guardate con quel sorriso disarmante.
Grande Pietro fammi sognare sempre.

Andrea Sarchi

mercoledì 13 agosto 2014

MIRTILLO 75 GIORNI

CIAO ROBIN

E' spiaciuto molto anche a me. Era una brava persona. Ciao Robin

domenica 10 agosto 2014

lunedì 28 luglio 2014

IL VECCHIO NELL'ACQUA... MAH!

E così ho cominciato anche ad andare per torrenti. Bellissimo!

CHI L'AVREBE MAI DETTO?

Avreste mai pensato che, uno come me, sarebbe andato a fare canyoning? Detto e fatto! 

martedì 15 luglio 2014

ULTIME NEWS

Ieri ho parlato col cacciatore che ha salvato Mirtillo. Quel giorno, verso le 17, scendeva da Campiglio alla fine della giornata di lavoro e aveva visto una femmina che si comportava in modo strano. Dopo cena è salito con sua moglie per vedere... la femmina era ancora lì che girava avanti e indietro. Per questo è andato nel prato segato e all'uscita ha visto il piccolo che aveva ancora la gambetta attaccata solo con un po' di pelle. Probabilmente la mamma era rimasta lì col piccolo a leccargli la zampetta. Il cacciatore, mio ex compagno di classe, l'ha preso e portato a Pinzolo. Il resto lo sapete. La cosa che mi ha consolato è che aveva un altro piccolo e allora non avrà problemi di mastite per via del latte non bevuto. Povera mammina...

mercoledì 9 luglio 2014

MIRTILLO 2 - La vendetta



“I caprioli, in montagna, nascono verso i primi di giugno. Da piccoli sono inodori e la mamma li porta nell’erba alta per nasconderli e accudirli. Quando la mamma vede l'uomo si allontana e il piccolo rimane solo in attesa di lei. Purtroppo non si fa molto per far sì che la mamma non stia nei prati al momento dello sfalcio e allora ogni anno, solo nella nostra Provincia di Trento, decine e decine di caprioli vengono uccisi o feriti gravemente.
Vicino a Trento c’è un centro per il recupero degli animali selvatici, il Casteller. Il fatto è successo mercoledì 18 giugno verso sera a Sant’Antonio di Mavignola. Un contadino sta falciando un prato. L’erba è alta e non vede il capriolo e così lo colpisce. Gli trancia una gamba posteriore. Poco dopo passa di lì un cacciatore che lo raccoglie e lo porta a Pinzolo da un suo collega. Telefona al Casteller ma gli dicono che il piccolo arriverebbe morto. Un Guardiacaccia gli consiglia di rivolgersi a me. Sono ad Arco ad arrampicare col mio amico Andrea Sarchi. E’ da poco passato mezzogiorno e mi chiama. E’ un ragazzo di Pinzolo, purtroppo cacciatore ma comunque una brava persona.
Ormai il mio pensiero è là e la voglia di arrampicare passa. Verso le 17 sono a casa e subito vado a vedere il piccolo. Visione struggente. In una cassettina di legno con dentro dell’erba e la gamba tranciata su una mensola. Lo portiamo dal veterinario che alla sua vista corruga il volto. Mi dice di vedere se passerà la notte e semmai portarlo la mattina. Notte lunga e triste ma il piccolo è un duro.
Alle 10 sono dal veterinario. Tensione per via dell’anestesia ma arriviamo alla fine. Speriamo. Toglie tutto l’osso fino all’articolazione e molto muscolo che ormai era infetto, Sei giorni di antibiotici ma il giorno dopo comincia a mangiare. Abbiamo la tettarella che va bene a loro e piano piano comincia a mangiare il latte di capra alla giusta temperatura. Poi per due giorni mangia poco. Temiamo l’infezione. E’ magnifico.
Lo teniamo in casa vicino al divano. Ogni giorno cambiamo l’assorbente 5-6 volte al giorno. Fa un sacco di pipì ma mangia molto ogni 4 ore. Il suo ultimo pasto verso le due poi si riprende la mattina presto. Quando provava ad alzarsi cadeva e ricadeva ma in poco tempo ha imparato. Ora sembra stia bene. Un paio di volte al giorno lo portiamo fuori nel suo piccolo recintino ma presto starà anche con le caprette, il coniglio e gli alpaca. Sul terreno va come un missile. Lo amiamo molto…”.

martedì 1 luglio 2014

martedì 24 giugno 2014

venerdì 20 giugno 2014

ULTIMI ARRIVI

Carlotta e Serafino

giovedì 12 giugno 2014

domenica 1 giugno 2014

martedì 27 maggio 2014

sabato 24 maggio 2014

Scapinèla


La mia versione di Cenerentola

C'era una volta una coppia di stregoni, Lapis e  Zöta. Erano poveri ma buoni. Vivevano in cima a una montagna. Era il monte più alto del pianeta verde. Avevano una figlia. La streghina si chiamava Scapinèla. Per la loro piccola facevano tutto; tanto era l'amore per la loro bambina. Era piccola quella bimba e tanto magrolina. Vestita di teli di iuta. Tanti piccoli pezzi trovati qua e là ma cuciti dalla mamma e il suo vestito sembrava fosse stato disegnato dal miglior stilista. Era sempre molto pulita e profumava di nigritella, il balsamo che usava la mamma per lavare i vestiti.
La vita scorreva dolce e quasi senza problemi finché un giorno, così si diceva, qualcuno aveva messo del veleno alla sorgente della casetta dei due stregoni. 
Pochi giorni dopo Lapis e  Zöta se ne andarono… e Scapinèla rimase sola. Fu adottata da una strana strega. Era l'unica senza casa e così si sarebbe potuta sistemare nella loro casa e accudire la piccola. Non era molto ben vista nel borgo ma era l'unica che poteva curarsi di lei. La piccola venne schiavizzata dalla fattucchiera che la sottoponeva alle fatiche più dure. Ogni giorno puliva la casa da cima a fondo. Alla sera la cena era misera e se la doveva cucinare da sè. I cari genitori erano sepolti sotto un castagno centenario. Subito dopo cena andava al castagno a piangere sulle tombe dei genitori ma soprattutto rimaneva su quella della cara mamma. Ogni giorno portava alla mamma un fiorellino diverso che raccoglieva sul sentiero che portava all’albero. Non c'era acqua da quelle parti ma la piccola annaffiava i fiorellini con le sue lacrime. Poi tornava a casa per alzarsi al mattino all’alba. Un fetta di pane ammuffito e un bicchiere d'acqua era la sua colazione. Questa era la sua vita ma l'amore che aveva per la sua mamma la faceva star bene. Gli anni passavano e Scapinèla cresceva. Ormai era una ragazza. Da quella strega non aveva mai ricevuto una carezza o una parola dolce. Mai. Un giorno la befana crudele le disse che sarebbe andata a una festa al castello del Re. Sarebbe stata via alcuni giorni. Si sentiva bella e sperava di poter far innamorare il principe per farsi sposare. Sarebbe voluta andare anche Scapinèla ma lei glie lo impedì. "Brutta come sei e conciata così nessuno ti guarderebbe". In effetti il vestito che portava era ancora quello cucito dalla mamma. Solo col passare del tempo aveva aggiunto qualche strisciolina per allungarlo e allargarlo. La dolce streghina era sempre pulita e profumata. La megera se ne andò lasciando alla piccola solo un filoncino di pane e due cipolle puzzolenti. Quelle giornate le poteva vivere a modo suo però. Andò per il bosco a raccogliere frutti e bacche e finalmente riuscì a riempire quel suo pancino. Raccolse fiori bellissimi e li portò alla sua mammina. Rimase da lei molte ore a parlarle e a piangere. Gli disse che sarebbe voluta andare alla festa al castello ma non poteva certo andare così vestita. Piccoli uccellini iniziarono a volteggiare attorno a lei. Erano piccoli piccoli e tanto colorati. Il loro cinguettio sembrava le dicesse "torna stasera"… Scapinèla all'imbrunire tornò alla tomba. Si distese vicina a Zöta. Piangeva ma sorrideva. Poi sentì il cinguettio e vide arrivare gli uccellini che luccicavano nel buio pesto. Non capiva. Le sembrava di vivere in una fiaba. La luce era abbagliante e dovette chiudere gli occhi. Poi un tepore la avvolse e ai piedi sentì una sensazione strana. Non sapeva che cosa le era successo. Aprì gli occhi e per prima cosa guardò in basso. Si sentiva alta. Erano le sue scarpette. Avevano i tacchi alti di diamante rosa. La scarpina era nera brillante di un materiale morbidissimo. Ora vedeva anche il vestito. La juta si era trasformata in seta purissima e tutti i fiorellini che in quegli anni aveva portato alla mamma si erano trasformati in pietre preziose. Indossava calze francesine velate di seta rosa. Gli uccellini misero a terra un telo di lino lilla su cui sdraiarono Scapinèla. Poi tutti insieme volarono al castello del Re per portare la piccola. Appena entrata il Principe la vide e si invaghì subito di lei. Scapinèla rimase esterrefatta da tanto lusso e ricchezza e si spaventò. Non riusciva a correre con quelle scarpette. Le tolse e corse veloce fuori. Il ponte levatoio era alzato. Allora fece un salto esagerato e arrivata dall'altra parte del fossato dovette lasciare le scarpe per potersi attaccare con le sue manine. Poi corse forte fino dalla mamma e dopo essersi spogliata di tanta magnificenza e rimessi i suoi stracci tornò triste ma felice verso casa. Il giorno dopo gli addetti al ponte mobile trovarono quelle scarpine preziose e le portarono al Re. Iniziarono a cercare la ragazza che portava quelle scarpe. Affissero dei cartelli per il paese. "Chi potrà calzare quelle scarpe diverrà sposa del Principe". Centinaia di ragazze andarono al castello. Nessuna aveva un piedino che potesse entrare in quelle scarpine.
Un giorno, molto tempo dopo, il Principe si allontanò per una passeggiata con amici. Si persero nel bosco e arrivò il buio. Erano disperati ma incontrarono Scapinèla che tornava dal castagno. Le indicò la strada per tornare al castello e fu in quel momento che al Principe sembrò di riconoscere quella ragazza. Non riuscì a dire una parola. Prese una scarpetta e si avvicinò a Scapinèla. Era mezzanotte. La piccola abbassò gli occhi e il Principe si chinò e le calzò facilmente la scarpettina. Era proprio lei. La prese in braccio, la strinse a sé, e senza mai toglierle gli occhi di dosso corse verso il castello. Per la prima volta nella sua vita dormì in un letto. Un materasso, delle lenzuola di lino, una calda coperta… tanto grande e tutta sola. Il Principe si innamorò subito di lei. Non solo per la sua bellezza, ma per la sua semplicità e bontà. Sarebbe diventata la Principessa del villaggio. Scapinèla era bellissima, forse piccina e magrolina, con occhi color smeraldo, una pelle chiarissima e un piedino piccolo e unico. Fecero una grande festa per il matrimonio e vennero invitati tutti. Anche la strega non tanto buona. Scapinèla fece un regalo anche a lei e quel giorno, soltanto allora, quella strega cattiva, capì cosa significasse essere buoni e anche la sua vita cambiò radicalmente.
E vissero tutti felici e contenti.