venerdì 6 dicembre 2013

RITORNO DALL'ISOLA

Allora Ermanno, la vera Ovest della Torre Egger si può fare?
Eh sì…(ride). È andata bene e direi che la parete è stata meglio di quel che ci aspettavamo, nel senso che l’abbiamo trovata più lavorata di quel che credevamo. È stata una grossissima soddisfazione.
La via di Salvaterra e soci sulla Pera della Egger (Photo Ermanno Salvaterra)
La via di Salvaterra e soci sulla Pera della Egger (Photo Ermanno Salvaterra)
La via dove sale?
Più o meno in centro. Parte esattamente dove erano partiti nel ’96 Sarchi, Dal Prà e Nadali: dopo lo zoccolo iniziale, avevano fatto un paio di tiri che noi abbiamo risalito e poi, spostandoci appena a destra, siamo andati su dritti. Dall’inizio della parete vera e proprio, più o meno, avremo salito 350 metri. Come via di roccia saremo a metà strada dalla fine. È impegnativa, soprattutto perché si sta tanti giorni in parete.
Chi erano i tuoi compagni?
Tomas Franchini, che è diventato aspirante Guida alpina quest’anno, è maestro di sci e ad arrampicare è davvero molto forte. Nonostante la giovane età, ha 24 anni, è anche uno con la testa. Era già stato in Patagonia l’anno scorso. Poi c’era Francesco Salvaterra: gli manca un esame per diventare aspirante guida e anche lui tecnicamente ad arrampicare è molto forte, e tutti e due fisicamente sono due mostri. Io e Francesco non siamo imparentati, viene solo dallo stesso paese di mio padre. Li ho conosciuti entrambi ai corsi Guida perché sono stato loro istruttore. Infine c’era Paolo Grisa, lui è di Bergamo ed è un ragazzo molto più tranquillo degli altri due.
Come vi siete trovati?
Molto bene. Inizialmente era venuto fuori che ci poteva essere qualcuno che ci avrebbe potuto aiutare a portare i materiali nei trasporti, pagando, ma io ho detto subito di no. Perché mi piace portarmi le mie cose, pur avendo la mia età, mi piace vivere la fase dei trasporti perché anche quelli fanno parte della storia. Con i giovani mi trovo bene, vado ad arrampicare spesso con i ragazzi, ma la spedizione è un’altra cosa: un conto è una via sulle Alpi dove alla sera o al giorno dopo torni a casa, un conto è una spedizione in cui bisogna convivere per tanto tempo. Con gli anni si ha una testa diversa dai giovani. Con loro è stato molto bello, io sono stato molto contento di loro e loro di me.
10 giorni in parete, sono stati duri?
Sì.10 o 11 giorni in parete, e in totale avremo trovato un paio di giorni di bel tempo. Abbiamo arrampicato anche col brutto tempo.
Tu quella via l’avevi già pensata nel ’97 ma quella volta avevate cambiato idea. Ti era rimasta in testa?
Sì. Era rimasta anche ad Andrea Sarchi che da qualche anno mi diceva ‘se torno in Patagonia voglio andare a provare la Ovest della Egger’, e lo scorso anno glie l’avevo proposto. Inizialmente mi aveva anche detto sì, poi alla fine mi ha detto che sinceramente non se la sentiva.
Qual è la parte più dura della salita? E come mai secondo te nessuno prima era riuscito a salire tanto?
La via è tutta difficile. Forse ai tempi nostri sono pochi quelli disposti a rimanere in parete molti giorni.
La via al Cerro Rincon di Franchini e Francesco Salvaterra (Photo Ermanno Salvaterra)
La via al Cerro Rincon di Franchini e Francesco Salvaterra (Photo Ermanno Salvaterra)
I tuoi compagni poi hanno aperto una via al Cerro Rincòn, vero?
La vedevano di fronte e gliene ho parlato, perché quella linea io l’avevo vista molti anni fa. Il problema della via è che quando sali in alto hai un grosso seracco, e avere un seracco sopra la testa per tutto il tempo è un bel rebus, è un alto rischio. Anche se poi devo dire che delle due volte che sono stato lì, quel seracco non l’ho mai visto scaricare. Quando Tomas e Francesco hanno deciso di andare io ho deciso di lasciar stare, perché avevamo in mente i giorni dopo di tentare la via dei Ragni al Torre, che poi non abbiamo fatto per il brutto tempo, e quindi volevo conservare le forze. Li ho seguiti da lontano e vedendoli mi è dispiaciuto non essere lì con loro. Sono stati bravi, molto veloci a salire, in 7 ore erano in cima. La loro è una via nuova: parlando con Rolo (ndr. Rolando Garibotti) mi ha detto ‘ah però, alla fine l’hanno fatta..’, perché nessuno ci aveva provato finora per via del seracco. Quel seracco sarà alto 70, 80 metri e strapiomba sulla parete in modo esagerato, 50 metri. Scendendo Tomas e Francesco, anziché la parete, hanno scelto i ghiacciai e i nevai di lato, facendo una sola corda doppia in fondo. Quando ci siamo incontrati alla truna abbiamo visto tre grosse scariche staccarsi da dove erano passati loro. Infatti la via l’hanno chiamata la “Ruleta trentina” perché alla fine è stata una roulette.
E dopo la Egger Tomas Franchini si è fatto male…
Si negli ultimi giorni avevano ancora voglia di arrampicare, perché sono giovani ed eravamo lì. Tomas ha salito la via Exocet alla Standhardt  e lo stesso giorno Francesco è andato alla Mermoz senza arrivare in cima. Poi hanno deciso per la Supercanaleta al Fizt Roy. Io non sono andato perché avevo un appuntamento a El Calafate con un fotografo. Tomas e Francesco hanno salito i primi mille metri veloci slegati, poi quando si sono messi in cordata Tomas ha messo la piccozza su una lastra di roccia ed è venuto via, cadendo un paio di metri. L’ha tenuto un friend ma è finito con un piede in una fessura e gli si è proprio girata la gamba. Ha detto di aver sentito male e il rumore delle ossa. A quel punto sono scesi ovviamente. Adesso è in ospedale e forse lo operano oggi.

sabato 12 ottobre 2013

PARTENZA

Fra poco partirò. Ormai è arrivato l'autunno e andrò al sud. Ho trovato un'isola che fa per me. Tanti auguri a tutti voi, ciao èrman

domenica 6 ottobre 2013

giovedì 19 settembre 2013

lunedì 16 settembre 2013

sabato 7 settembre 2013

domenica 25 agosto 2013

mercoledì 7 agosto 2013

sabato 27 luglio 2013

GITA SOLITARIA


Giovedì ero d'accordo col mio amico Piero di andare a fare una camminata veloce fino al rifugio Tuckett. La mattina siamo saliti ma arrivati là ci siamo girati e siamo andati al rifugio Brentei. Pausa con thè e Coca Cola per me. Poi avevo voglia di arrampicare. A dire il vero lo avevo pensato già alla sera e infatti ho portato la videocamera. La voglia è una cosa e il farlo un'altra. Ho detto a Piero che avremo continuato la nostra camminata sul sentiero SOSAT ma io salivo alla prima cengia con un'arrampicata. Siamo andati all'attacco e ho provato. Da anni dico che da solo non vado più ma... avevo voglia di farlo. Ho provato e intanto lui mi filmava. Dopo i primi metri mi sono sentito bene e gli ho detto che continuavo. Piero era alla sua prima esperienza come cine operatore e direi che è stato molto bravo a girare quelle immagini. Grazie Piero! Quando arrampicavo solo non ho mai amato che ci fosse qualcuno a guardarmi e nemmeno dicevo che sarei andato. Invece giovedì a Piero l'ho detto e l'ho fatto. La via non è molto dura ma mi ha dato una grande soddisfazione salirla con facilità. Un consiglio? Non fate queste cose...

giovedì 25 luglio 2013

venerdì 19 luglio 2013

domenica 16 giugno 2013

UN GRANDE INCONTRO

Oggi ero a tagliare dei cespugli con motosega e altro. Poi, avendo sete, stavo andando verso casa e quasi metto un piede su quel piccolino. Tenerissimo! Forse ha 15 giorni di vita. Probabilmente era con la mamma ma la motosega... Allora l'ho fotografato e mi sono nascosto. Ho chiamato la mamma che, vedendomi, anche se ben nascosto, se n'è andata. Poi sono andato a casa e lei è tornata a riprendere il suo piccolino. Un bellissimo momento. Tanta tenerezza, tanta bellezza!

giovedì 13 giugno 2013

Un tenero Amore

Bellissimo vedere l'Amore tenero fra quei dolcissimi animaletti!

domenica 2 giugno 2013

BRENTA

Prima giornata in montagna.

mercoledì 22 maggio 2013

UN RICORDO!

Teo era argentino e Pepe spagnolo. Li conoscevo… incontri patagonici. Erano due fortissimi alpinisti. Era la fine di dicembre del 1993 quando eravamo impegnati su una nuova via al Cerro Stadhardt. Ero con Adriano Cavallaro aprendo una nuova via al Mocho. Dalla cima li avevamo visti mentre arrampicavano sulla parete finale. Poi eravamo tornati al campo base e due giorni dopo ero ancora alla base del ghiacciaio al bivacco Noruego. Avevo girato parecchio quel giorno e arrampicato poco. Ero un po' preoccupato per Teo e Pepe. Sarebbero dovuti essere già giù. Oziavo e guardavo su. Poi, li vidi arrivare. Scendevano molto lentamente e gli andai incontro con qualcosa da bere e un pezzo di cioccolato. Arrivarono e ci abbracciammo. Teo era un po' ferito in volto ma soprattutto a fatica stava in piedi. Quando li vedemmo 3 giorni prima, Teo prese una scarica di ghiaccio e volò. Il racconto me lo fece Pepe. Erano a quasi mille metri da terra. La situazione era piuttosto difficile. Iniziarono le manovre di discesa ma tutto era difficile. Teo chiese a Pepe di lasciarlo. Ma avete idea? Chiedere al proprio amico di scendere da solo e lasciarlo lì, solo, a finire la sua vita. Pepe si arrabbiò e gli disse:"O scendiamo insieme o rimaniamo qui insieme!" Un altro bivacco in parete senza bere, mangiare e sacchi a pelo. Scesero insieme e solo Pepe può capire quello che dovette fare per arrivare a terra. Poi un'altra notte in truna e poi tutto il giorno per scendere sul ghiacciaio dove di solito ci si può impiegare poco più di un'ora.
Poi andammo insieme al Noruego. Lasciai loro una mia tendina da parete, il fornello e qualcosa da mangiare. Io scesi di corsa al campo base e Adriano andò al Chalten per chiedere se c'era la possibilità di avere un elicottero. Il giorno dopo, molto fortunatamente, venne Almiron col suo elicotterino. Portò Adriano e me lassù a prendere loro due e noi rimanemmo là a finire la via che avevo iniziato da solo alla Torre di Medialuna. Teo poi tornò a casa sua a Bariloche e Pepe rimase ancora un po' e andammo ad arrampicare insieme. Teo se ne andò qualche mese dopo sotto una valanga nella zona di Bariloche. Pepe terminò la sua vita qualche anno dopo sulle pareti del Monte Bianco.
La nostra via del 2005 al Cerro Torre, El arca de los vientos l'abbiamo dedicata alla loro memoria.

lunedì 6 maggio 2013

domenica 21 aprile 2013

martedì 16 aprile 2013

giovedì 21 marzo 2013

domenica 3 marzo 2013

MANUELA



Brasile, tartaruga ritrovata viva in casa dopo 30 anni

RIO DE JANEIRO (BRASILE) – Una famiglia brasiliana che vive a Rio De Janeiro, ha ritrovato nel ripostiglio chiuso a chiave della propria casa Manuela, una tartaruga scomparsa nel 1982. La tartaruga era stata ricercata per molto tempo e non venne mai ritrovata.
I suoi proprietari, la famiglia Almeida, pensarono che fosse scappata quando gli operai che stavano facendo alcuni lavori nella casa avevano lasciato la porta aperta. Nei giorni scorsi invece la sorpresa avvenuta dopo che Leonel, il proprietario della tartaruga, è morto all’inizio di questo mese. I figli hanno iniziato a sgombrare una stanza al secondo piano della casa che il padre aveva riempito di rottami elettrici e che era sempre restata chiusa a chiave.
L’animale è stato ritrovato all’interno di una scatola che conteneva un giradischi ancora vivo da Leandro, uno dei figli di Leonel. Al sito brasiliano Globo G1, l’uomo ha detto: “Ho messo la scatola sul marciapiede per gli uomini della spazzatura per la raccolta, e un vicino ha detto: ‘Perchè stai buttando la tartaruga? Ho guardato bene nella scatola e l’ho vista. In quel momento sono sbiancato, non potevo credere a quello che stavo vedendo”.
La figlia di Leonel, Lenita, ha spiegato che il padre amava tenere oggetti elettrici guasti sperando un giorno di poter ricavare pezzi utili. “Non abbiamo mai osato andare in quella stanza. Siamo tutti entusiasti di avere di nuovo Manuela con noi. Ma nessuno riesce a capire come sia riuscita a sopravvivere per 30 anni lì dentro, è semplicemente incredibile.”

giovedì 28 febbraio 2013

INCONTRO INASPETTATO

Ieri ero col mio gruppo di bambini e mi sono fermato sulla pista per fare un gioco con loro. Mettere la testa nella neve fresca. Mentre lo stavano facendo ho visto scendere sulla neve fresca un topolino piccolo piccolo. Un po' camminava e un po' rotolava. Arrivato sul bordo è caduto circa un metro dal bordo della neve. Poi ha cominciato a correre sui nostri sci e scarponi. Ho capito che se lo lasciavo lì qualcuno l'avrebbe schiacciato con gli sci. Era veramente tanto carino e quando l'ho preso in mano mi sembrava ci stesse anche bene. Allora l'ho messo in tasca ma probabilmente la cerniera non era chiusa benissimo. Sono tornato sulla stessa seggiovia e alla fine ho chiesto all'operaio se aveva un pezzo di pane. Me l'ha dato e quando ho aperto la tasca il piccolo non c'era più. Ho pensato che mi avesse mollato. Allora sono uscito e tornato dai bimbi ma mentre scendevo sulla pista ho sentito qualcosa che si muoveva sotto la giacca. Quindi ho deciso di lasciarlo lì al caldo e alla fine delle lezioni portarlo a casa. I bambini lo vedevano sulla schiena, braccia e spalle. Sono ritornato su quella seggiovia e rientrato nella casetta. Non l'ho più trovato e forse entrando nella casetta era sceso e non l'ho visto. Il ragazzo aveva del pane e l'avrebbe lasciato sul pavimento per lui. Adesso era al caldo e all'asciutto. Tutto qui ma un grande momento. Anche i bimbi hanno avuto una bella lezione di vita.

lunedì 28 gennaio 2013

IL CIRCO


 E poi andate al circo ad applaudire!

VERITA'


“Ciò che doni è tuo per sempre".

”Ciò che tieni è perduto per sempre”




giovedì 24 gennaio 2013

martedì 22 gennaio 2013

domenica 20 gennaio 2013

sabato 19 gennaio 2013

SHEILA


Ecco dove può arrivare l'uomo, l'essere civile e buono!!!

venerdì 18 gennaio 2013

giovedì 10 gennaio 2013

VIA VALERIA

"Via Valeria"
 nuova via  sul Crozzon di Brenta
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=40493